-I rossi- Irpini

 

CONOSCENZE DEL TERRITORIO IRPINO

 

caggiano

 

 

 

 

               La storia del vino Taurasi

L’Aglianico è un vitigno autoctono diffuso in tutto il Meridione Italiano dove si esprime con grande tipicità.

Al vino Aglianico di Taurasi, è stata attribuita, per primo, la denominazione di origine controllata e garantita (Docg). Lo hanno da poco seguito altri due grandi vini Irpini, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino. È un vitigno antichissimo, probabilmente originario della Grecia e introdotto in Italia intorno al VII-VI secolo a.C.. Non ci sono certezze sulle origini del nome, che potrebbero risalire all’antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Lucania, o essere più semplicemente una storpiatura della parola Ellenico. Testimonianze storico-letterarie sulla presenza di questo vitigno si trovano in Orazio, che cantò le qualità della sua terra (era nativo di Venosa dove l’Aglianico trova un’altra grande espressione con l’Aglianico del Vulture) e del suo ottimo vino. Il nome originario (Elleanico o Ellenico) divenne Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia l pronunciata gli nell’uso fonetico spagnolo.

Il nome della città trae origine dalla storica e antica Taurasia, distrutta dai Romani nel 268 AC. In questa cittadina e nei Campi Taurasini (“Ager Taurasinus”) negli anni 181-180 a.C. I Romani trasferirono una popolazione di Liguri-Apuani, di stirpe celtica e questi, trovando delle zone molto fertili, riprendono la coltivazione dei campi e della vite cosiddetta “greca”. Nel 42 a.C. Dopo la battaglia di Filippi in Macedonia, il territorio di Taurasia viene assegnato ai soldati romani veterani che vinificano la “vitis ellenica” da loro portata dalla Macedonia. Tito Livio, nel suo Ab Urbe Condita, accenna ad una “Taurasia dalle vigne opime” fornitrice di ottimo vino per l’Impero,dove si allevava la vite Greca o Ellenica. Invece risale al 1167 d.C. il primo documento conosciuto nel quale viene citata la vite in Taurasi che gli Spagnoli chiamavano vite “Aglianica”; e furono  proprio gli spagnoli che, a causa della loro pronuncia, trasformarono lil nome della vite Ellanico o Ellanico in Aglianico. Nel 1898 lo Strafforello scrive: ” Nelle buone annate il vino è assai copioso e molto se ne esporta nelle province limitrofe, … principalmente coi nomi di vino “Tauraso” ed altri. Il migliore si raccoglie nei Comuni di Taurasi …”.

L’Aglianico è vitigno scontroso: matura tardi, è intenso e brusco in principio, difficile da coltivare e difficilissimo da vinificare, con tannini che richiedono tempo per essere ammorbiditi ed acidità che gli assicura il tempo necessario affinchè venga levigato. Inimitabile nei sentori di viola, di amarene, sottobosco e piccoli frutti, la sua vinificazione lo può rendere banale o eccelso.

LE ANNATE DEL TAURASI

L’anno 1928 rappresenta la vendemmia simbolo della rinascita del Taurasi. Tutta l’Europa è sconvolta dalla fillossera che ha distrutto i vigneti dei migliori distretti francesi e del nord Italia; a Taurasi la fillossera non è ancora arrivata, grazie ai terreni campani, sabbiosi e vulcanici, che ne impediscono la prolificazione. In quell’anno dalla “ferrovia del vino” di Taurasi partono interi vagoni di vino Aglianico, per rinsanguare i principali distretti viticoli toscani, piemontesi e di Bordeaux.

La fillossera si farà sentire al Sud Italia solo verso gli anni ’50 e nel 1948 riparte anche a Taurasi la ricostruzione di quegli impianti colpiti dal parassita, che ha risparmiato solo i vigneti su suoli vulcanici-sabbiosi, che pure in Campania sono tanti ed in produzione ancora oggi.

E’ solo nel dopoguerra, nel 1958, che sulla spinta della ricostruzione, riprende una produzione di vino di qualità e l’Aglianico si trova a competere con i nuovi vitigni che vengono impiantati su piede americano.

Ma la Campania crede nel suo vitigno principe, l’Aglianico, grazie all’opera dell’Istituto Tecnico Agrario fondato da Francesco De Sanctis nel 1878.

Rivive nelle sue grandi espressioni a partire proprio dal 1968, anno di riferimento per la straordinaria produzione di Taurasi per la Famiglia Mastroberardino, di Atripalda, come il Romaneè-Conti 1961 per il bordolese o il Brunello 1955 per Biondi-Santi.

Da allora la produzione di Taurasi ha ripreso vigore e le annate straordinarie si sono susseguite sempre più regolarmente:

Il 1970 dà il primo Taurasi DOC, che il Disciplinare prevede come vino di sole uve Aglianico, con piccole concessioni (15%) ai vitigni locali Piedirosso, Mantonico e dal 2001 anche agli onnipresenti Cabernet e Merlot.

Il 1977 regala una estate eccezionale dal punto di vista climatico, per i tanti piccoli produttori che hanno l’opportunità di esibire un Taurasi sontuoso, da ricordare. E dopo il 1984, annata veramente disastrosa per gelate, grandine e autunno piovoso, giunge un’altra grande annata, il 1985, meritevole di essere ricordata. Sono gli anni del dopo-terremoto, ma il vino irpino è premiato dalla qualità, anche grazie alla DOC di altri due grandi vini Campani il Greco di Tufo ed il Fiano di Avellino. Il 1987 ed il 1988 sono ancora annate a cinque stelle, come il 1990 che rappresenta l’annata ideale che ogni viticoltore sogna per coniugare qualità e quantità.

In questi anni si registra un’esplosione del Taurasi, che comincia farsi strada tra i grandi vini internazionali, le Cantine imbottigliatrici passano da 10 a circa 80 ed il 1993, un grande millesimo, il Taurasi arriva al riconoscimento della DOCG, che resta l’unico di tutto il Centro-sud fino al 2003, anno del riconoscimento della DOCG agli altri due grandi vini Irpini, il Fiano ed il Greco. In questi anni riluce un altro grande millesimo,  il 1977, che inizia ad offrire al mercato nuovi modelli stilistici ed interpretativi dovuti principalmente all’impiego di barrique o di grandi botti di rovere di Slavonia ed ai moderni sesti di impianto, che trascurano la ormai obsoleta, ma affascinante alberata taurasina.

Con la presentazione di un esaltante 1999 si svolge la prima edizione di “Anteprima Taurasi” che offre un vino dotato di struttura, molto tannico e chiuso, ma adatto a lunghissimo invecchiamento.

Il 2001 è caratterizzato da una drastica riduzione delle rese, a causa di una gelata primaverile, ma il vino ottenuto ha mineralità, buona alcolicità e balsamicità, corpo e pienezza, e troverà il suo equilibrio in bottiglia.

Il 2002 sarà ricordato come uno dei peggiori degli ultimi 50 anni, ed il 2003 darà vini molto eterogenei, difficili da vinificare a causa di una estate straordinariamente calda e secca.

Ma dopo due annate “estreme” arriva il 2004, annata generosa ed equilibrata, che ci darà vini vicini alla tradizione, eleganti, austeri e molto tipici per l’espressione delle varie sottozone.

Il 2005, appena presentato, è stato valutato con 4 stelle, al contrario di tutte le annate a 5 stelle che abbiamo fin qui citato, ma confidiamo in una buona evoluzione in bottiglia, da confermare nei prossimi due-tre anni.

LE ANNATE A 5 STELLE

1928 – 1934 – 1958 – 1968 – 1977 – 1985 – 1987 – 1988 – 1990 – 1993 – 1997 – 1999 – 2001 – 2004.

LE ANNATE A 4 STELLE

1948 – 1955 – 1960 – 1964 – 1966 – 1967- 1994 – 1996 – 2000.

 

 

 

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